prestito tra persone



Social lending: inizio e fine del prestito tra persone (prestito peer to peer) in Italia

Per social lending (in italiano prestito sociale) si definisce un prestito da parte di privati ad altri privati su Internet a titolo di prestito personale. Viene anche chiamato prestito peer-to-peer o prestito tra persone, in analogia ai sistemi di diffusione dati tra utenti diretti (fonte wikipedia).

In italia i principali siti che si occupano di questo mercato sono Zopa e Boober: i vantaggi si presentano sia dalla parte di chi presta e di chi riceve il denaro, poichè si lavora con quote di interesse minori rispetto al mercato finanziario in vigore dal momento che entrambi gli utilizzatori di questo servizio sono messi in contatto diretto tramite portali e siti internet, bypassando in sostanza le banche.
Solitamente ad ogni utente che richiede un prestito peer to peer viene affidato un certo punteggio in modo che mano a mano che il punteggio è più basso aumenta il tasso di interesse, e solo quando c’è l’incontro fra la domanda e l’offerta di un prestito fra i diretti interessati, la transazione ha inizio. 
In Italia lo sviluppo del social lending ha avuto terreno fertile soprattutto perchè i nostri tassi bancari sono maggiori rispetto a quelli della media europea, ed infatti in poco più di un anno decine di migliaia di italiani si rivolgeva ai siti web in cui era possibile lo scambio, complice anche la sfiducia dovuta alla crisi verso gli istituti di credito tradizionali.

Dal sito del sole24ore si apprendono alcune interessanti informazioni: l’importo richiesto va da 1500 a 15mila euro, la durata è di 12, 24, 36,  48 mesi e che gli operatori prendono una commissione che viene richiesta sia ai prestatori (l’1% nel caso di Zopa), sia ai richiedenti (da 0,5% a 2,5% in base alla categoria di rischio). La commissione viene calcolata per i primi sull’importo dato in prestito al netto dei rimborsi e per i secondi sull’ammontare del prestito ottenuto. Nel caso del richiedente si aggiunge una quota fissa di 15 euro per anno di durata del finanziamento, non addebitando costi per l’incasso delle rate. Garantite inoltre la trasparenza, e il totale anonimato.

Se per mesi la crescita del social lending (prestito sociale) non ha impensierito i grandi istituti di credito, dal momento che i prestiti tra persone sono più adatti a soddisfare richieste finanziarie di importo limitato, ora le cose sembrano cambiate.  

Bankitalia dice stop a Zopa:
Su richiesta della banca centrale, il ministero dell’Economia ha cancellato dall’elenco degli intermediari la società che si occupa di prestito tra privati su internet. Problemi anche per Boober gestito da Centax: il sito della Banca d’Italia segnala infatti che Centax è stata cancellata dall’elenco degli intermediari, ma il decreto non è stato ancora notificato e non riguarda in ogni caso l’attività di prestito, ma la garanzia degli assegni usati dagli utenti per pagamenti nei negozi.
La stessa Home Page del sito http://www.zopa.it/ avvisa gli utenti visitatori del decreto con questo messaggio:

In data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 la nostra società. Come conseguenza immediata ci vediamo costretti a sospendere la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori.
 
La società sta valutando tutte le iniziative, anche di natura giurisdizionale, per tutelare la propria posizione e la community.
Vi terremo informati su tutte le attività che metteremo in atto per salvaguardare un’iniziativa innovativa, etica, sociale e vantaggiosa per tutti i partecipanti.  

 

La contestazione è dovuta al fatto che Zopa avrebbe fatto raccolta di pubblico risparmio e non intermediazione fra chi usufruisce del prestito e chi presta, a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire, ovvero i creditori depositavano sul conto di Zopa del denaro, perchè Zopa lo piazzasse. Tutto verte quindi sul tempo che intercorre fra il deposito e la cessione del prestito vero e proprio.
In tal modo, secondo Bankitalia, «la società acquisiva la titolarità e la disponibilità dei fondi conferiti dai prestatori, violando l’obbligo di separatezza delle disponibilità di terzi da quelle della società. In tal modo – sottolineano le fonti della Banca d’Italia – si realizza una abusiva attività di raccolta del risparmio, con rischio per i terzi i cui fondi non vengono più scambiati immediatamente tra creditore e debitore come dovrebbe essere nello schema di social lending ma rimangono nella disponibilità della Zopa». 

Le reazioni dal mondo di Internet sono come sempre le più disparate, ma sostanzialmente in disaccordo con la Banca d’Italia: si pensa che la nostra classe dirigente del nostro paese sia restia ad accettare proposte provenienti dal basso e che vadano a lenire interessi strettamente legati all’ambiente politico e finanziario, chi si chiede se anche le banche quando mettiamo i soldi nel conto corrente non acquisiscano «la titolarità e la disponibilità» degli stessi, chi ipotizza che la Banca d’Italia abbia voluto bloccare quasi sul nascere un modello che alla lunga sarebbe definitivamente esploso togliendo enormi risorse al sistema creditizio italiano.

Zopa risponde in questo modo: “Siamo fiduciosi e sereni perché pensiamo di aver fatto il lavoro in maniera corretta dal primo all’ultimo giorno coinvolgendo la Banca d’Italia anche quando non era strettamente necessario. Siamo fermamente convinti della bontà della nostra impostazione. La cosa che più ci rammarica è che abbiamo comunque da subito ipotizzato delle modifiche che sarebbero venute incontro alle esigenze segnalate dalla Banca d’Italia ma non abbiamo avuto la possibilità di replica in questo senso”.
Attraverso le parole del Marketing Manager Carlo Vitali si aggiunge: «Noi siamo pienamente convinti che il Conto Prestatori Zopa, infruttifero e che non fa parte del patrimonio di Zopa, sia un conto di transito per eseguire gli ordini che riceviamo dai prestatori in base al mandato che sottoscrivono. È assimilabile ai money transfer, a Paypal, solo per citare alcuni esempi. Abbiamo avuto in ciò sostegno non solo dai nostri legali, ma anche da un parere pro veritate al massimo livello italiano. La soluzione che in ogni caso avevamo proposto a Banca d’Italia, anche se non lo ritenevamo necessario, era l’apertura di conti di moneta elettronica per ogni prestatore. Questo risolveva alla base il contenzioso e avevamo già pronto l’accordo, sia tecnico che commerciale, con due possibili partner: a questa proposta non abbiamo avuto risposta.

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